Tradizione di Famiglia

Un Mulino, una famiglia e una tradizione lunga 600 anni.

L’arte molitoria accompagna la Famiglia Matteucci da generazione a generazione, trasformando i migliori grani del Montefeltro marchigiano in farine pregiate tutte naturali, di altissima qualità per un successo in cucina.

Il nonno di Ivano, Giuseppe Matteucci, era mugnaio alla Guinza di Mercatello sul Metauro, nel caratteristico manufatto situato nei pressi della cisterna romana di acqua sulfurea, ma nel 1952 si trasferì a Sant’Angelo per gestire l’opificio di Zeno Matteucci, proprietario e precursore della modernizzazione e del rilancio del Mulino a cilindri.

Il padre, Francesco, entusiasta di seguire le orme di famiglia, divenne prima apprendista, per poi rilevarne l’attività alla fine degli anni ‘50. Gli anni passano ed accanto a Francesco, oltre la moglie Giuseppina, si affiancò Ivano, giovane ragazzo appena tredicenne. Il ragazzo impara in fretta, e pian piano si appassiona a questa antica arte, così che oltre che portare avanti il nobile mestiere del mugnaio, ancora oggi mantiene vivo il cuore del secolare mulino.

Il Mulino Matteucci, ha una storia lunga, fatta di sventure, ma come possiamo vedere ancora oggi di una storia a lieto fine e senza dubbio di un patrimonio rurale inestimabile.

Era il 1916 quando un altro Mulino presente nel territorio, il Mulino del Vescovo o del Prelato, si imbatté in una piena del fiume Metauro, che oltre ad erodere l’argine, fece crollare il tratto di mura e rovinò irreparabilmente il canale in galleria che portava l’acqua al Mulino. La conceria poco più distante però si salvò e così la Famiglia Marchionni, Mugnai del mulino del Vescovo, decise di spostare lì il proprio opificio. Nel 1926 iniziarono i lavori, e il fabbricato destinato alla lavorazione conciaria, fu adattato all’arte molitoria.

Da allora il Mulino si spostò definitivamente a monte del centro storico sulla riva destra del fiume e negli anni la famiglia Matteucci ne trasferì, come d’uso, il proprio nome, passando così ad essere l’attuale Mulino Matteucci, da oltre 70 anni.

Mulini e Curiosità

Sembrerebbe oggi che l’acqua finisca lì, dove inizia il mulino, ma così non è. In passato il mulino prendeva l’acqua anche da un fosso, che ora non esiste più, che proveniva da Piazza Mar del Plata ed andava a riempire il bottaccio. Quel fosso, negli anni chiuso, arrivava fino sotto il Mulino, nello scarico della turbina, a fianco poi c’erano le cantine del Mulino.

Nella Piazza Mar del Plata, un tempo esisteva un’altra fontana e proprio da lì il Mulino captava l’acqua per la lavatrice del grano e sotto, lungo tutto il fognone, ancor’oggi esistono le vecchie tubazioni.

Dal ponte in questa foto c’è una specie di arco, quello era la trasversa che alimentava il Mulino dei Pierini ed al suo scarico c’era la traversa che alimenta il Mulino del Conte che ora non c’è più. Ancora oggi sono visibili le buche di sostegno delle travi della traversa sullo scoglio.

Se si ingrandisce la mappa tra le conce ed il Mulino del Vescovo al ponte si nota che l’acqua delle conce era al mappale 1780, per poi ricomparire al mappale 1782; segno di un passaggio sotterraneo. Infatti li l’acqua passava in una galleria per poi arrivare al Mulino del Vescovo ed uscire dopo il ponte al mappale 183, allo scarico del Mulino del Vescovo.
La conferma ci arriva anche da due foto degli anni venti dove si vede la conceria e parte della galleria asportata dalla piena fluviale; allora come dicevamo non c’era il muraglione di protezione che si vede nella seconda foto.

ARRIVA IL MOTORE

A proposito del Mulino occorre dire che grazie alla lungimiranza di Zeno Matteucci nel 1926 quando fu inaugurato era il primo mulino con turbina metallica. Nel piano interrato era alloggiato il cuore idraulico del mulino costituito dal bottaccio, da una turbina Kaplan, dalle pulegge e da un motore elettrico impiegato dei periodi di carenza d’acqua. La Kaplan è una turbina fatta come un’elica di una nave.  Negli anni ’70 si ruppe e la risaldò “Michelin d’Umberto”, il fabbro che stava poco distante al Mulino.

Tra la Chiusa e lo scarico vi è un dislivello sotto di 10 metri. La turbina posta nella vasca di carico a 7 metri di dislivello ha un tubo a tronco di cono più largo alla base (il venturimetro) che aggiunge di 3 metri mancanti per arrivare ai 10 totali.  Il problema veniva nelle piene che pur avendo più acqua il livello allo scarico saliva per effetto dalla piena e perdeva ciò che gli faceva guadagnare il tubo di scarico andando solo con i 7 metri della turbina. Più acqua quindi non significava per forza più energia per il Mulino.

I CILINDRI

La novità, come dicevamo, arriva negli anni ’50, modernizzando con l’aggiunta del mulino a cilindri. Sembrerebbe essere stato acquistato dal Mulino della Smirra, smantellato per costruirci una centralina idroelettrica. La sfarinatura a cilindri solitamente surriscaldava il prodotto alterandone le qualità nutritive, in questo Mulino invece il lavaggio dei semi avveniva con una lavatrice con panno in feltro, permettendo ai semi di acquistare circa il 30% di acqua e quando arrivavano ai cilindri, l’evaporazione per calore prodotto dallo sfregamento, riusciva ad abbassare la temperatura dello sfarinato mantenendo pressoché inalterate le proprietà nutritive del seme. Un altro passo storico risale al periodo prebellico, quando il mulino di notte veniva collegato ad un generatore elettrico da 15Kw, 260v trifase e 950 giri al minuto, che forniva l’illuminazione pubblica alla città. Questo generatore veniva mosso dall’albero orizzontale dei palmenti così da produrre elettricità.

Il Mulino, tutt’ora in funzione, continua a lavorare con la stessa passione di sempre, grazie a “la Peppina del Mulin” Giuseppina Gorgolini ed il figlio Ivano

Le farine integrali nascono sempre grazie alla secolare macina a pietra ed invece quelle 0 e 00 grazie ai nuovi macchinari con macina a cilindri rinnovati nel 2020.

Tutto questo è senz’altro un bel pezzo di storia da raccontare della nostra Sant’Angelo in Vado che confidiamo continui altrettanti secoli, così da poter tramandare uno dei tanti punti di forza del nostro piccolo paese, ma con un cuore grande!

Un ringraziamento speciale va a Giuseppe Dini e a Giovanni Lucerna, che grazie alle loro passioni hanno saputo darci quante più informazioni possibili per poter ricreare la storia del nostro Mulino!

Un ringraziamento senza dubbio per la professionalità nella loro collaborazione e l’aiuto inestimabile, va a:

  • Ferri Impianti s.a.s. “Tulio”,
  • Il Pittore Edile Luccarini Francesco “Cico”,
  • Impresa Edile Guerra Federico “Br”,
  • Sideri Gianfranco detto “il Bimbo” per la direzione dei lavori,

per ultimo, ma sicuramente non meno importante un caloroso grazie a

  • Olivieri Orlando, grande amico ed ex socio di mio padre Francesco!